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Siam Reap e i magici templi di Angkor

Finalmente siamo a Siam Reap, è il nostro secondo giorno di viaggio e l’adrenalina è a mille. In pochi minuti di pulmino siamo finalmente ad Angkor, ma qualcuno leggendo si potrebbe chiedere: che cos’è Angkor? Si tratta del complesso archeologico-religioso più grande dell’Asia, un’antica città tempio immersa nella giungla con scenari alla Indiana Jones!
Su Angkor ci sarebbe molto da dire e proprio per questo ho scritto un’articolo di approfondimento per chi ne volesse sapere di più: La storia e i misteri di Angkor.

Il nostro tour comincia dalla porta sud della città fortificata di Angkor Thom, l’ampio viale che porta alla costruzione di ingresso è contraddistinto dalla presenza di grandi balaustre a forma di serpente con 7 teste (Naga) e da 54 statue di divinità da un lato e 54 statue di demoni dall’altro, tutti in fila e rivolti con il volto nella direzone di chi sta entrando! Valutando l’espressività delle statue, nessuno ha avuto dubbi sul fatto che i demoni fossero i simpaticoni sul lato destro e la nostra guida non ci diede torto. Lo stupore nel guardare il portale di ingresso era relativo alle notevoli dimensioni, ma soprattutto alle enormi facce scolpite nella pietra.

Le premesse erano già buone, ma solo attraversato quel passaggio arriva la consapevolezza che quello che stavamo per andare a vedere è di una vastità gigantesca. Infatti non tutti sanno che il Parco Archeologico di Angkor si estende su un totale di 400 km², in cui sono stati catalogati circa 72 templi principali ed un migliaio di templi secondari. Il tempo minimo per vedere quelli più rinomati è di 3 giorni pieni, noi in quell’arco di tempo ne abbiamo visti circa una decina e una piccola parte del famoso Angkor Wat (che da solo ha un’estensione pari a 203 ettari).

Il primo tempio che visitammo fu il bellissimo Bayon, con le sue 216 enormi facce in pietra scolpite su ben 54 torri. Praticamente un labirinto di enigmatici volti (sempre e comunque sorridenti), nel quale non puoi non sentirti osservato. Mi ero documentata da tempo su Angkor, ma mai avrei potuto immaginare che dal vivo era ancora più spettacolare di quello che potessero testimoniare le milioni di bellissime foto che circolano sul web.

La tappa successiva fu il Ta Phrom, soprannominato “il tempio di Tomb Raider”, perchè lì hanno girato le scene del famoso film di Lara Croft. E quale location migliore poteva esserci per girare quella pellicola? Sembra di essere stati catapultati in un livello del famoso videogioco della Eidos. Il Tha Phrom è la testimonianza di quanto la natura abbia preso il sopravvento nei decenni in cui questi templi son rimasti nascosti e dimenticati nella giungla. La struttura del tempio è letteralmente “prigioniera” delle radici di alberi giganteschi, che creano intrecci suggestivi. Purtroppo…proprio perchè si tratta di uno spettacolo di rara bellezza, il Tha Prhom è stato in assoluto il tempio più affollato di turisti che abbiamo visitato. Vi assicuro che fare una foto senza inquadrare qualche cinese è impresa rara e se ci riuscite…giuro che vi stimo!

Dopo un pranzo a base di noodles (con l’immancabile citronella) la tappa successiva fu il rinomato Angkor Wat, dove un pò di pioggia ha cominciato a far colorare diversamente il cielo, aggiungendo quel tocco di “atmosfera particolare” in un posto che è già meraviglioso di suo. Angkor Wat in lingua khmer significa “tempio della città” e rappresenta il principale simbolo della Cambogia tanto da apparire nella bandiera nazionale. Ed in effetti non si può restare indifferenti alla sua maestosità, all’estesa diga d’aqua che lo circonda, alle lunghissime gallerie con infiniti bassorilievi che raccontano la storia del ramayana, alle figure femminili “Apsaras” rappresentate in ogni minimo dettaglio decorativo, ai monaci buddisti con le loro tuniche colorate e i loro sguardi silenziosi. Ma sopratutto, non si può restare indifferenti a quel clima di spiritualità che sembra aleggiare nell’aria e che non si può fare a meno di respirare avidamente.

Dopo il giro ad Angkor Wat torniamo a Siam Reap per rinfrescarci sotto la doccia e successivamente andare a cena. Siam Reap è senz’altro la città più turistica e popolare della Cambogia proprio perchè vicina alle rovine di Angkor, ed offre per questo delle strutture abbastanza efficienti e moderne. Numerosi sono i graziosi localini dove poter andare a mangiare e numerosi sono i Tuk Tuk disponibili a scorazzarti da una parte all’altra. Nel complesso la definirei anche un pò meno incasinata dello standard asiatico, dico “un pò meno” perchè chi non è mai stato in Asia potrebbe avere una percezione diversa dalla mia. E perchè diciamolo, le città asiatiche sono comunque tutte un caos! Un tripudio di polvere, guida folle, clacson a tutta carica, motorini che sfrecciano, carretti di bestiame ovunque, Tuk Tuk stracarichi, bancarelle che friggono roba sui bordi della strada e impregnano l’aria con quell’odore inconfondibile…..ma d’altronde, io le amo proprio perchè sono così!

La mattina dopo ci aspettava una bella levataccia per andare a vedere quello che viene definito “un’imperdibile spettacolo”, ovvero l’alba ad Angkor Wat. Purtroppo la mia idea di alba magica andò in frantumi quasi subito. Se pensate di poter contemplare in tranquillità quel momento…scordatevelo! C’era una distesa di turisti inenarrabile, tutti armati di macchinetta fotografica e determinati a immortalare l’alba anche a costo di dare gomitate! Ma quel fatidico momento a dirla tutta non arrivò mai (con grande delusione di molti) perchè quella mattina il cielo era coperto dalle nubi e non si vedeva proprio nulla. Tuttavia, il fatto di trovarsi già pronti per le escursioni alle 6 del mattino ha avuto senz’altro il suo risvolto positivo. E mi sento di consigliare caldamente a chi volesse un giorno visitare i templi di Angkor, di farlo prioprio a quell’ora per svariati motivi: le temperature sono più accettabili, ci sono meno turisti in giro, ma soprattutto c’è una luce davvero magica! Credo che uno dei momenti più belli sia stato proprio quando quella mattina ci siamo trovati a camminare in mezzo al verde, solo noi…tra le rovine della “terrazza degli elefanti”.

I miei occhi non scorderanno mai quel verde abbagliante di muschi e foglie illuminate dal sole, che finalmente era uscito fuori raggiante. Come le mie orecchie non scorderanno mai i suoni della natura che rendevano ancora più magico quel posto. E c’è anche da dire che le mie gambe non scorderanno mai quei gradoni altissimi e la fatica per salire su! Ci siamo fatti una gran bella sudata, ma posso assicurare che gli sforzi sono stati completamente ripagati dal paesaggio e quello è stato uno dei momenti che ho amato di più.

Il tour è continuato con la visita ad altri templi e qualcuno leggendo potrebbe immaginarsi un percorso monotono, niente di più sbagliato. Ogni tempio ha la sua “anima” e offre un’esperienza diversa; molto bello il Preah Kan e molto particolare il Preah Neak Pean, con la sua lunga passerella sospesa sulla laguna e circondata da una foresta galleggiante.

Un’altro posto che mi ha colpito è senz’altro il Pre Rup, di cui conservo un ricordo tra i più belli. Dall’alto del tempio si vedeva una distesa verde con un piccolo laghetto e dei bambini che giocavano tuffandosi in acqua. Le loro risate e i colori del paesaggio mi trasmettevano tanta pace, sarei rimasta lì seduta per ore ad osservare silenziosamente. Purtroppo non potevamo fermarci molto, ma mi sento comunque fortunata di aver sbirciato quei bambini anche solo per 15 minuti. Credo che troppo spesso noi occidentali non riusciamo ad assaporare con la dovuta calma determinati momenti nella vita quotidiana, perchè siamo troppo impegnati dalla frenesia di mille pensieri che ci fanno perdere il contatto con noi stessi. E riuscire ad uscire da quel vortice di pensieri anche solo per un’attimo…è come respirare per la prima volta!

Il nostro secondo giorno di viaggio era quasi volto al tramonto e io ero già così colma di emozioni, la mattina seguente ci saremmo diretti verso l’immenso Tonle Sap e il villaggio galleggiante di Kompong Kheang.    Continua | Precedente

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