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Poipet e l’attraversamento del confine

La Cambogia è un paese con una storia difficile e allo stesso tempo avvincente, un paese che in passato ha vissuto momenti di grandezza ed in seguito una storia tra le più buie e terribili. E tutto questo è visibile e tangibile ancora oggi attraverso l’incredibile maestosità dei templi di Angkor, ma anche attraverso i resti delle stragi commesse dai khmer rossi durante il regime di Pol Pot. Se quello che state cercando è un viaggio dalle emozioni forti e coinvolgenti, la Cambogia fa per voi.

La mia avventura comincia il 9 Agosto 2013 con un volo Roma/Bangkok, da Bangkok un pulmino ci avrebbe portato a Poipet dove avremmo attraversato il confine a piedi. Appena scesi dal pulmino, le raccomandazioni da parte dell’autista furono: attenti al portafogli, attenti alle valige, camminate dritti e spediti! Praticamente stavamo per attraversare uno dei punti più noti per attività illegali, prostituzione e gioco d’azzardo.

In effetti a Poipet si respira un’aria strana, la parte Thailandese è piena di hotel e sgargianti casinò, mentre quella cambogiana è un tripudio di baracche e povertà. Due realtà diverse, ma allo stesso tempo adiacenti al punto di intersecarsi. In un’atmosfera quasi surreale passammo prima tutte le procedure nel moderno ufficio immigrazione Thailandese, per poi raggiungere a piedi il piccolo e polveroso ufficio immigrazione Cambogiano…di cui mi rimasero impressi gli addetti in divisa dallo sguardo severo, ma anche la lunga fila di persone accalcate, i muri scrostati, il ronzio degli insetti, l’afa appiccicosa….debolmente contrastata da un vecchissimo ventilatore che sarà stato del 1920! Ricordo di aver pensato: “mi sembra di stare in uno di quei vecchi film di guerra ambientati in Vietnam!”.

Tuttavia superammo in poco tempo i controlli e finalmente potemmo prendere il pulmino che ci avrebbe portato a Siam Reap, dove saremmo entrati nel vivo del viaggio. Arrivammo a sera inoltrata stanchi e affamati, ma con nostro grande piacere ci aspettava un’abbondante cena organizzata dalla nostra fantastica guida del posto: Yous Sopanha. Un’uomo gracile nell’aspetto ma energico nel carattere, di cui si percepisce una grande fierezza nei confronti della storia del suo popolo, che racconta sempre con grande enfasi. E quella fierezza e quel sorriso, sono una costante che ho trovato in tutti gli abitanti della Cambogia e che mi ha colpito profondamente. Tuttavia, il primo approccio con la cucina khmer non fu proprio dei più facili, almeno per me. Rimasi molto stupita di come la citronella (che da noi è usata come repellente antizanzare) fosse un’ingrediente utilizzato in maniera abbondante in quasi tutte le loro pietanze. Nonostante ciò, un pò per la fame e un pò per la curiosità di sperimentare sapori nuovi (e che c’è di più divertente?)…spazzolammo via tutto! Quella sera andai a dormire stanca ed eccitata allo stesso tempo, ma soprattutto con la consapevolezza che attraversare un confine via terra è un’esperienza particolare che vale la pena di fare almeno una volta. Siamo tutti troppo abituati ad essere catapultati da una parte all’altra del globo in tempi relativamente brevi, perdendo totalmente la percezione delle distanze e delle tante sfumature che caratterizzano il paese che stiamo per visitare. Ma quello era solo l’inizio, il giorno successivo ci attendevano mille emozioni e i bellissimi templi di Angkor.   Continua

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