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L’avventura sul Mekong e i delfini di Kratie

E’ il nostro quarto giorno di viaggio e stiamo per avventurarci ad esplorare la selvaggia Koh Trong. Una delle tante isole che sorgono sul fiume Mekong, il noto torrente che attraversa tutta l’Indocina.

La nostra piccola imbarcazione attracca a Koh Trong a calar del sole e per arrivare all’ ostello affittiamo delle biciclette. Il tragitto doveva durare circa un’ora passando per zone rurali e risaie, ma dopo pochi metri in sella ci rendiamo conto che non è stata proprio una buona idea. Durante la stagione delle piogge il terreno è coperto da un’alto strato di fango e noi ad un certo punto siamo rimasti letteralmente impantanati in mezzo alla vegetazione, di notte e con la sola luce delle torce frontali! Le biciclette ormai bloccate dal fango, non si muovono proprio più ed è davvero problematico trasportarle proseguendo a piedi…sembra di affondare nelle sabbie mobili! Ricordo che avevo uno sciame di insetti che mi roteava attorno alla testa e i pantaloni completamente imbrattati di fango fino alle ginocchia. Per non parlare poi di quelle enormi lumache grosse come panini del McDonald, che quando le ho viste ho pensato: “se qui le lumache sono così, i ragni come saranno?”. Purtroppo l’abbiamo scoperto dopo! Durante il tragitto i capitomboli nel fango non sono mancati e si è andati avanti lentamente tra risate e momenti di sconforto…finchè stremati, decidiamo di lasciare le biciclette per strada. Per fortuna poco dopo si comincia a intravedere qualche casetta e una gentile signora ci aiuta, andando a recuperare tutte le bici e caricandole sul suo carretto (trainato da un asino). Le avrebbe portate a destinazione, ma noi avevamo ancora un bel po’ da camminare e sembrava di non riuscire a vedere mai la fine di questa difficoltosa situazione. Quando finalmente compare l’ostello davanti ai nostri occhi non mancano certo le grida di gioia, i salti e gli abbracci! Il posto appare spartano ma piacevole, peccato che in effetti le stanze risultano già abitate….da ragni e insetti simili! L’unico modo per poter dormire tranquilli è mettere a soqquadro tutta la stanza impugnando il Biokill come un’arma da fuoco!
Dopo aver fatto fuori un po’ di queste bestiole (non me ne vogliano gli animalisti), finalmente si può fare la doccia e mettere qualcosa sotto i denti. Tutto lo stress della giornata sembra scivolare via quando sfiniti, ci stendiamo sulle amache e il nostro caro Simone accompagna questo momento di relax con il dolce suono della sua chitarra. Se arrivare lì non avesse comportato tanta fatica, forse quel momento non sarebbe stato altrettanto speciale. E nonostante la stanchezza ci mettiamo pure a cantare, ma la morale di questa dura giornata rimane comunque che “mai e poi mai bisogna prendere le biciclette sul delta del Mekong durante la stagione delle piogge…MAI!!!”
Il mattino seguente ci svegliamo belli carichi, ci attendeva un’incontro con il sindaco dell’isola. Mentre finiamo di fare colazione vediamo arrivare quest’uomo sorridente, vestito come un contadino e su una bicicletta sgangherata…è il sindaco! Montiamo sulle bici anche noi e lo seguiamo. Il fango c’è ancora, ma con il vantaggio della luce del giorno si riesce un minimo ad evitare. Arriviamo a quello che dovrebbe essere il palazzo comunale dell’isola, praticamente una catapecchia di legno. Il sindaco ci chiede di comprare un’albero (per pochi USD) , che sarebbe stato piantato da noi accanto a quelli di altri visitatori e del quale saremmo rimasti aggiornati a distanza sulla crescita. Adempiamo quindi a questa “formalità” mettendo pure una targhetta sull’albero e proseguiamo il nostro giro dell’isola, che di giorno si rivela veramente gradevole. La vegetazione è rigogliosa e la luce del mattino la esalta ancora di più. Vediamo passare dei monaci in fila indiana, poi ci avventuriamo per gli ampi spazi delle risaie e davanti alle case di alcuni contadini che arano la terra come si faceva cinquant’anni fa.

Praticamente sembra di essere tornati indietro nel tempo! Ed in effetti qui il tempo sembra scorrere molto lentamente, con una calma e rilassatezza difficile da descrivere, poiché tutto è ridimensionato rispetto a quelli che sono i nostri standard abituali.
Proseguendo il sentiero finiamo inevitabilmente per disperderci e io ad un certo punto rimango sola e bloccata nel fango. Non faccio nemmeno in tempo a preoccuparmi che incontro un ragazzo del posto che se la ride bonariamente. Senza che io dica nulla, prende un bastoncino di legno e comincia a pulirmi il parafango per sbloccarmi la bicicletta. Tutto questo senza chiedere un centesimo, ma solo per il piacere di aiutarmi. Che dire, la gentilezza del popolo khmer non si smentisce mai! Alla fine riesco a raggiungere gli altri e ci dirigiamo verso le imbarcazioni. La nostra breve permanenza sull’isola si è conclusa, ma le emozioni della giornata non sono finite.

La tappa successiva è Kratie. Una delle province più vaste della Cambogia, che si estende lungo un tratto del Mekong in cui è possibile vedere i delfini di acqua dolce. Infatti i delfini del mekong (Orcaella Brevitrostris), sono una particolare specie a rischio di estinzione che attira molti turisti in questa località. Arrivati a Kratie, ci dividiamo in piccole imbarcazioni di legno per effettuare la nostra escursione.

In quel tratto specifico il fiume mekong raggiunge il massimo della sua incredibile ampiezza ed appare davvero sconfinato! Ad un certo punto non si vede più la terra ferma, ma solo dei cespugli di vegetazione galleggiante, uno scenario davvero particolare. Arrivati nei “punti strategici”, i barcaioli si fermano e ci fanno cenno di rimanere in silenzio. L’atmosfera è incredibilmente meditativa e io sto già partendo con la fantasia chissà dove, quando improvvisamente vengo destata dai sussurri dei miei compagni “guarda c’è n’è uno lì”…..e poi “ma ce n’è uno anche laggiù”…e così via! Possiamo ritenerci fortunati perchè ne abbiamo avvistati parecchi, anche se da lontano. Il mekong è tutt’altro che limpido ed è quindi impossibile intravedere il fondale, si può solo vedere la testa dei delfini che viene rapidamente in superficie e torna giù.(talmente rapidamente, che non sono riuscita a fare una foto decente!) Infatti poi ci accorgiamo che ce ne sono molti di più di quelli che noi riusciamo a vedere, mentre i barcaioli che hanno l’occhio allenato in questa attività li individuano immediatamente.
Un’esperienza senz’altro da fare e che consiglio a tutti, soprattutto per il particolare scenario…oltre che per la presenza dei simpatici cetacei. La nostra giornata si conclude con piena soddisfazione, siamo pronti per passare la notte a Kompong Chan e partire il giorno seguente verso la capitale Phnom Penh.   Precedente

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