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Il Tonlé Sap e l’incredibile realtà dei villaggi galleggianti

E’ il nostro terzo giorno di viaggio e siamo diretti verso il più grande lago del sud-est asiatico, il Tonlé Sap. Per la maggior parte dell’anno il lago ha un’ampiezza relativamente contenuta, ma durante la stagione delle piogge viene alimentato dalle acque del fiume Mekong raggiungendo notevoli dimensioni e allagando le zone circostanti. In prossimità del Tonlé Sap si trovano numerosi villaggi galleggianti e noi quella mattina avevamo in programma di visitare quello di Kompong Kheang.

Poco prima di arrivare passammo per un piccolo mercato e credo che quello fu il primo “vero” approccio con lo stile di vita della popolazione locale, lontano dal turismo di massa di Siam Reap che non rispecchia la vera Cambogia. Uno dei paesi più poveri del mondo, in cui le persone vivono con molto poco, ma aggiungerei anche…con grande dignità! Attraversammo il mercato tra baracche, cesti di frutta esotica (tra cui il particolarissimo “frutto del drago”), pescivendoli, macellai e altre attività di questo tipo. Tutti in strada con piccoli banchetti di legno…oppure in terra su qualche straccio, direttamente a contatto con il fango e la polvere alzata dai motorini di passaggio!


La povertà di questa gente era indubbiamente evidente e io come in altre situazioni simili, relative ad alcuni miei viaggi precedenti, provai inizialmente un forte senso di disagio. Noi ricchi occidentali con le nostre macchinette fotografiche e i nostri sguardi sconvolti ostentavamo involontariamente il nostro benessere, mentre loro ricambiavano con sorrisi disarmanti e cordiali saluti. Quei sorrisi pacati, sono i sorrisi di chi non ha nulla da perdere e prende la vita come viene….senza pretese, senza ambizioni. E penso che questi siano i momenti in cui una persona dovrebbe seriamente riflettere sui propri valori e su delle priorità fin troppo spesso dirottate da una società che ci inculca stereotipi fasulli e bisogni superficiali. Tra una bancarella e l’altra, passammo anche davanti ad una scuola. C’erano tanti bambini a giocare vivacemente in cortile, tutti in divisa e sorridenti. Facevano davvero un gran baccano e neanche a dirlo…il sorriso è venuto anche a noi!

Finalmente montammo in barca e ci trovammo in questo gigantesco lago, dal quale sbucavano palafitte di legno e case sospese su vecchi bidoni. Tante barchine andavano e venivano con reti da pesca ed altri materiali, e tutta la gente di passaggio ci salutava calorosamente con le mani. Pure noi ci allungammo con le braccia per farci vedere, per ricambiare con altrettanto entusiasmo quel gesto di grande ospitalità.


Passando con la nostra barca potevamo sbirciare piccoli gesti di vita quotidiana in queste abitazioni galleggianti ed è stato senz’altro sconvolgente intuire che l’acqua che utilizzano per lavarsi, è la stessa dove va a finire lo scarico, che è la stessa con cui lavano le stoviglie e da cui pescano i pesci. Insomma, tutto quello che dal Tonlé Sap viene…al Tonlé Sap torna!

E infatti posso assicurare che trovarsi in questa distesa sconfinata di acqua torbida e marrone, del quale non si intravedere minimamente il fondo, fa un’effetto veramente strano. Soprattutto perchè ad un certo punto del nostro tragitto non si vedeva più la terra ferma, era come stare in mare aperto! Poco prima di finire il giro ci fermammo davanti alla palafitta di un pescatore, amico della nostra guida, che ci mostrò con orgoglio tutto il pesce pescato. Che era effettivamente tanto e corpolento! Ma non c’è da stupirsi di tutta questa abbondanza di pesce, visto che il Tonlé Sap è stato dichiarato “riserva della biosfera” dall’Unesco e vanta una ricca biodiversità che consente di sfamare milioni di persone.


Finito il giro, tornammo indietro verso la terra ferma…e io mi voltai per guardare un’ultima volta questo posto lontano anni luce dalla realtà occidentale a cui siamo abituati. Gli abitanti di questi villaggi vivono letteralmente in simbiosi con i cicli del lago e non possono che nutrirsi di tutto quello che lui ha da offrire, perchè non hanno altro. Di una cosa sono certa, questo posto deve essere visto per capirne il senso. Non basta immaginarlo.    Continua | Precedente

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